Sistema F.e.e   Fattore Energetico Esponenziale

Realizziamo impianti di refrigerazione, condizionamento e riscaldamento che, attraverso l’utilizzo del calore di processo

 e l'ausilio del pannello solare annullano l'emissione di gas combusti e CO2 in atmosfera: tutto ciò grazie al Sistema F.E.E.

Realizziamo inoltre ristrutturazioni energetiche "chiavi in mano"  residenziale, commerciale, industriale e supermercati in classe A per la GDO

Banchi e centrali frigorifere con recupero integrale del calore processo

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La grande distribuzione è in crisi

 

Supermercati e centri commerciali che fino a pochi anni fa erano in piena espansione hanno occupato capillarmente il territorio, poi è arrivata questa tremenda crisi internazionale, ma soprattutto la crisi strutturale italiana.

La nostra crisi come paese è strutturale ed ha vent’anni di evoluzione verso il peggio.

Gradualmente il nostro Paese ha perso sempre più competitività, posti di lavoro nella produzione attiva del benessere collettivo, solo in parte compensata del settore dei servizi.

Il fenomeno è stato graduale quasi ineluttabile soprattutto perché si è voluto mentire e negare, se lo si fosse affrontato certamente oggi saremmo in una migliore situazione, ma tant’è …

Il calo dei consumi e la nuova povertà si sono trovate ad essere contemporanee all’espansione ed alla capillarizzazione della grande distribuzione, così oggi ci troviamo di fronte ad un panorama estremamente variegato.

Nelle città più grandi ed appetibili dal punto di vista commerciale ci sono vecchi e vecchissimi supermercati di città e centri commerciali, della prima ora, che ormai oggi sono datati.

Nella cittadine un po’ più piccole troviamo strutture più nuove e meglio gestite dal punto di vista delle manutenzioni (la provincia ha pregi e difetti …) come troviamo a volte strutture enormi destinate all’utilizzo di una clientela più grande e che si muove in un indotto.

Questo panorama così variegato è senza alcun dubbio tutto ed omogeneamente in crisi.

La povertà nei centri urbani più grandi si schiaccia sull’aumentato costo per gli spostamenti e sugli aumentati costi per la gestione dei grandi spazi.

A ciò si è aggiunta la crisi bancaria e del credito con la sua stretta sul finanziamento di queste imprese.

Un disastro che è evidente dai dati commerciali nazionali e qui vi rimando alle numerose analisi sui consumi.

Che ricadute deve avere questa crisi della grande distribuzione nel prossimo futuro?

Molte aziende della grande distribuzione stanno riducendo i costi, riducendo il personale e chiudendo fisicamente gli esercizi esageratamente in perdita, questo per poter continuare a lavorare con profitto.

Purtroppo anche gli stipendi medi degli addetti si sono fortemente ridotti o certamente non sono aumentati parallelamente all’aumento del costo del carburante …

Chiunque potrebbe guardare la sua busta paga di quattro anni fa ed applicare a questa la percentuale di aumento del costo della benzina, o del gas o dell’autostrada (in cinque anni il tratto Milano Torino è passato de 6,50 € a 12,30 €) per sapere rapidamente di quanto è calato il suo stipendio.

Nella grande distribuzione si sono fatti grandemente largo tutti quei contratti precari ed a tempo determinato che tenderebbero (teoricamente) a ridurre il costo complessivo della mano d’opera.

Ho scritto teoricamente perché sulla produttività reale di quelle persone impiegate con contratti brevi ci sono moltissime perplessità dato che un certo tempo è di ambientamento improduttivo, ma questa è un’altra storia …

I pagamenti ai fornitori si sono sempre più allungati ed allontanati dalla fornitura del bene o del servizio.

Si ricevono ormai pagamenti a distanze di un epoca storica.

Questo perché le casse sono sempre più vuote, mentre molti dei costi di gestione sono sostanzialmente fissi, ad esempio: tenere in funzione riscaldamento, condizionamento e refrigerazione industriale, dipendono molto di più dal clima esterno piuttosto che dal giro di persone o merci.

Molti dei costi dello Stato che impropriamente o parzialmente chiamiamo tasse, in realtà sono costi fissi di gestione ed indipendenti dall’incasso, come, ad esempio, tutti i moduli e le registrazioni dei movimenti merci o delle pratiche sanitarie o di quelle per l’antincendio e via dicendo nella decine e decine di obblighi da ottemperare.

Attenzione: in questo non c’è proprio alcun giudizio morale, di fronte alla crisi questo è stato l’andazzo generale a cui nessuno è riuscito a sfuggire (chi più e chi meno, ma nessuno è sfuggito a questa logica) perché sono quel tipo di risposta facilmente comprensibile ed immediato, soprattutto per gli amministrativi che in un momento di così grande crisi devono far quadrare a qualsiasi costo i bilanci.

Cosa accadrà ora?

È abbastanza facile, in questo fosco quadro, immaginare che i supermercati più vecchi e problematici per i costi di manutenzione e poco produttivi sul piano commerciale, se non addirittura in perdita, saranno chiusi.

La maggior parte degli spazi e delle attrezzature da lavoro andranno perdute o vendute a prezzo di realizzo.

Le attrezzature provenienti da questi negozi dismessi, saranno riutilizzate per qualche piccola operazione di ristrutturazione al gran risparmio.

Il settore produttivo dell’indotto avrà forti ricadute negative.

Questa economia commerciale diventerà debole e facile preda di quell’economia oscura che è presente nel nostro Paese.

Qui occorre ricordare che non possiamo più avere il richiamo di un grande turismo che possa compensare la contrazione del mercato interno.

Questo perché il costo complessivo dello Stato e delle pratiche burocratiche ha innalzato gradatamente tutti i costi, riducendo tutti i servizi per compensare, così la nostra appetibilità sul piano internazionale è andata sempre più calando; proprio per il rapporto tra costo e servizio, siamo stati ampiamente superati da moltissimi altri Paesi.

Questo è appunto l’esito di una crisi strutturale di un grande Paese, meno lavoro produttivo e manifatturiero, delocalizzazione, calo della natalità, costo complessivo dello Stato ed eccoci al dunque.

Con una formula carina si potrebbe dire che ci saranno degli Esuberi perché di solito un dipendente si sente un po’ meglio ed un po’ più allegro se lo definisci Esuberante piuttosto che licenziato …

Non è però questo semplice freno alla sciagura la sola via percorribile in un momento di così grande crisi, proprio grazie allo stimolo della crisi, invece, si possono trovare delle soluzioni alternative.

Un cambiamento radicale in questo senso potrebbe essere, o meglio è, comunque una risposta alla crisi.

Certamente la crisi è strutturale e deve essere risolta con una riduzione secca e puntuale dei costi della burocrazia e questo vale per tutti i settori produttivi che altrimenti chiuderanno.

D’altro canto si possono osservare le caratteristiche tipiche della grande distribuzione ed osservarne le possibilità, per capire cosa si può fare.

È un ambiente energivoro

Oltre il settanta per cento delle derrate alimentari oggi vengono conservate all’interno della catena del freddo, questo metodo si è imposto perché è risultato di gran lunga il più economico, il più versatile ed il più salubre.

Frigoriferi e celle refrigerate per temperature neutre e per surgelati però consumano molta corrente elettrica ed il condizionamento in questi ambienti in realtà non è un lusso, ma risponde alla necessità di opporre una prima barriera di protezione al consumo degli stessi frigoriferi ed al mantenimento delle merci.

Volendo spiegare meglio: i costi di gestione di un supermercato con l’aria condizionata rispetto allo stesso supermercato senza, cambiano di pochissimo perché i frigoriferi andranno a compensare l’eccessivo calore interno comunque.

Questo ambiente produce calore in grande quantità tutto l’anno, estate ed inverno.

Ridurre le spese di gestione non è solo ridurre il personale o ridurre gli stipendi, le spese di gestione si possono ridurre anche ottimizzando gli impianti ed utilizzando il calore di processo ad uso riscaldamento.

Siamo stati i primi ad indicare questa via ed a fare i primi impianti concepiti in modo da utilizzare il calore di processo.

Ridurre il costo di gestione eliminando completamente il gas da riscaldamento è un fatto importante, ma anche ridurre il consumo di corrente elettrica lo è.

Il supermercato come il centro commerciale sono fortemente energivori e questa spesa di gestione è fondamentale per mantenere i prodotti freschi e l’ambiente fruibile e confortevole.

Il supermercato occupa grandi superfici soprattutto se consideriamo anche i tetti ed i parcheggi.

Oggi questi spazi possono diventare produttivi con i pannelli foto-voltaici per la produzione di energia elettrica capillarizzata sul territorio.

La locazione di questi punti è al novanta per cento in zone densamente abitate.

 

La sciagura della campagna pubblicitaria sul nucleare è un prezzo che ancora stiamo pagando.

Mi si permetta una piccola digressione informativa, la grande sciagura che è stata la campagna pubblicitaria sull’energia nucleare ha sparso una immensa quantità di menzogne che erano solo utili a propugnare ideologicamente il nucleare sopra e contro gli altri sistemi di produzione di energia elettrica.

C’erano fortissimi interessi economici e grandi potenze industriali che investivano nello spargere false notizie in modo da manipolare l’opinione pubblica ed indurre all’accettazione delle centrali nucleari.

In questo il comportamento dell’informazione che tutti noi paghiamo, direttamente nel canone, ma anche indirettamente attraverso dei contributi statali è stato a dir poco reprensibile, insomma qui troverete ciò che i Telegiornali non dicono.

In effetti per il costo sociale di questa inutile campagna pubblicitaria è andato ben oltre al costo del solo referendum, dove il 95% ha votato contro al nucleare, perché la burocrazia e la politica legate a questa ipotesi di scelta ha bloccato in ogni modo e con ogni scusa lo sviluppo per tutto il periodo della campagna, degli strumenti alternativi al nucleare.

 

 

 

 

 

 

Bello????

 

 

 

Chi non ricorda gli strepiti di certuni sull’estetica dei pannelli solari …

Brutto????

Le centrali nucleari e le file di tralicci con grandi cavi di alta tensione, sfrigolanti, appesi per migliaia di kilometri di montagne e boschi e vallate, invece per gli stessi esteti sono meravigliosi … ma davvero stupendi …

 

 

Bello? Sarà che noi non capiamo di estetica …

Qui ci serve qualcuno dei beni ambientali che imponga di farne di più di questi e meno pannelli solari che sono così brutti …

Mah …

 

 

 

Il primo mito da sfatare è questo:

qualsiasi sia il combustibile che utilizziamo certamente avremo un valore entropico, nella produzione di energia elettrica da combustibile fossile o nucleare che sia si producono: energia elettrica, calore sotto forma spesso di vapore acqueo, scorie in aria (cioè polveri di ogni misura fino alle polveri sottili) e scorie a terra cioè scorie radio attive per le centrali nucleari, ma anche ceneri per il carbone ecc. ecc.

Tutto ciò significa che solo una minima parte del materiale impiegato diventa effettivamente energia elettrica, la maggior parte è scarto.

Dopo aver prodotto l’energia elettrica, in questo modo abbastanza sciagurato, si deve pensare al suo trasporto appunto con grandi tralicci da cui pendono sfrigolanti cavi per l’alta tensione.

Che cos’è questo sfrigolio che sentiamo?

Dispersione di energia elettrica evidente e palpabile.

Il coefficiente che viene considerato più prossimo a definire la perdita entropica, dalla produzione al consumo, ed il valore delle dispersioni è 0,36 cioè si perde il 64% del lavoro svolto.

Questa piccola digressione è per rappresentare meglio il valore che avrebbero questi grandi spazi, dislocati in modo così strategico sul territorio, nella produzione di corrente elettrica da fonti rinnovabili.

I supermercati sono fortemente energivori dunque sfrutterebbero quasi tutta l’energia sul posto (sottraendo per intero o quasi il valore della loro stessa dispersione dalla rete) ma sono anche dislocati in posizione strategica sul territorio e la loro eventuale super produzione avrebbe una ricaduta nelle immediate vicinanze.

Il controverso discorso degli incentivi alle fonti rinnovabili, mi vede personalmente schierato perché considero le fonti rinnovabili, ma solo quelle vere cioè quelle senza alcuna combustione chimica, un grande valore sociale, umano, ecologico e culturale.

Dove non c’è nessuna emissione di sostanze inquinanti (solare, idro-elettrico ed eolico) è scientifico affermare che il rapporto tra ciò che stiamo utilizzando e la resa elettrica sia comunque completo, non abbiamo scarto di produzione.

Dove invece c’è una qualsiasi emissione, sappiamo con certezza scientifica che il combustibile scelto è solo parzialmente impiegato e dunque i rendimenti sono assurdamente scarsi.

Nelle combustioni chimiche si cerca di occultare l’apporto dell’aria, cioè dell’ossigeno disciolto nell’aria che è parte fondamentale della combustione, per ogni mole di metano, ad esempio, si bruciano nove moli di Ossigeno.

Su quest’argomento si fa un gran fumo … usando termini e espedienti retorici poco comprensibili alla gente comune proprio per occultare la semplicissima verità scientifica, che invece è diretta e molto semplice.

L’ossigeno è giustamente il carburante degli esseri viventi e sottrarlo dall’aria (soprattutto avviene nelle grandi città) significa togliere direttamente la vita biologica.

La combustione non ha nulla a che fare con la vita biologica o con il processo clorofilliano invece alcuni cercano di creare confusione sull’argomento.

La combustione chimica o l’esplosione, si basano sul fatto di frantumare della materia legata a suo tempo proprio dall’energia del Sole (ad esempio un pezzo di legno che era un albero ed ha raccolto attraverso le foglie l’energia solare ecc.) e riestrarne violentemente l’energia, il fumo e la cenere che restano rappresentano il bassissimo rapporto di efficienza dello strumento utilizzato.

A questo calcolo sulla materia impiegata per produrre energia dobbiamo anche aggiungere la quantità di aria utilizzata per la combustione e ciò, alla fine, rappresenta una massa importante di materia per ottenere pochissima energia in termini di realtà scientifica.

Certamente gli incentivi nella loro più grande parte vengono erogati per processi molto dubbi (ad esempio la cogenerazione o altri consimili strumenti fortemente inquinanti ) ed è su questi che ritengo sia opportuno discutere, ma queste sono opinioni …

Invece ci sono delle oggettività come ad esempio quella che un governo serio di fronte ad una così grande opportunità dovrebbe semplicemente ridurre le fatiche burocratiche.

La forza lavoro (anche dei cittadini in coda) impiegata per la burocrazia è sempre costo energetico ed il primo risparmio in bolletta potrebbe essere proprio questo.

Oggi il più grande problema nel fare impianti ecologici per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sono le pratiche burocratiche ed una sostanziosa resistenza da parte del gestore delle reti a consegnare i contatori dedicati, questa resistenza utilizza proprio gli strumenti tipici della burocrazia con il continuo invio e rinvio di vari bollettini mappe catastali e documentazioni varie.

Il diritto del cittadino contro lo strapotere dei potentati burocratici.

L’intervento politico a dare certezza al cittadino dei suoi diritti ci riporterebbe ad un idea di diritto pari a quella normalmente accettata in tutti i Paesi Europei, insomma non c’è nessun favore nella certezza del diritto, ma solo un uso dello Stato e della Burocrazia che non favorisca sempre e solo i grandi potentati.

Il rapporto di forza tra il cittadino e un Ente di grandi dimensioni e grande potenza burocratica è troppo diseguale e l’intervento della politica a ripristinare la certezza del diritto, semplificando ed imponendo poche e semplici regole ad entrambe le parti e non solo ad una (il cittadino) è un intervento di giustizia oggettiva e che andrebbe fatto con urgenza.

Ogni giorno di ritardo nella consegna del contatore a chi ha realizzato un investimento per la produzione di energia elettrica causa un danno diretto, che può anche nascondere faccende corruttive, al singolo individuo che si  trova ad essere la parte più debole e perciò quella più ricattabile.

Ma il ritardare su larga scala e grandi numeri, è anche un danno sociale in quanto ritarda la soluzione dei problemi energetici ed ecologici del Paese.

Un’altra grande sciagura della scelta che per tre anni ha visto la nostra politica contrapporsi ai cittadini per imporre il nucleare, è quella che a tutt’oggi non abbiamo più nessun piano energetico nazionale.

Mentre fino a pochissimi mesi fa il problema energetico era fondamentale perché si dovevano fare le centrali nucleari con danaro pubblico a favore di pochi grandi potentati industriali ed economici, oggi, improvvisamente, non è più neppure necessario pensarci o discuterne …

 

 

Le soluzioni ed il futuro

Il Sistema f.e.e. è il sistema integrato per l’utilizzo contemporaneo di diverse sorgenti di energia per riscaldamento condizionamento e produzione di acqua calda sanitaria particolarmente adatto alla grande distribuzione.

L’utilizzo dell’Evaporatore Solare in abbinamento al Pannello Solare Foto-Voltaico che utilizza il calore prodotto e contemporaneamente aumenta la capacità produttiva, in termini di produzione di energia elettrica, è la soluzione.

Coop, Esselunga, Iper, e tutti gli altri della grande distribuzione hanno a disposizione tetti e parcheggi, la politica deve consentire a queste grandi catene di utilizzare con profitto questi spazi, sia per la loro stessa produzione di calore  e sia per la produzione di corrente elettrica.

È stata una grande fatica per noi dare la risposta scientifica e tecnica che oggi finalmente è a disposizione di tutti.

Ed abbiamo svolto questo lavoro superando immensi ostacoli, ma oggi crediamo di poter chiedere e non per nostro interesse, ma per l’amore della verità che si cambi strada.

La crisi è fortissima ed è ora di sbugiardare le menzogne ed affermare il diritto e la verità perché solo così ne usciremo.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 20-12-11